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attivo  Soggetto n° 201

il 05/09/2015 * 14:12
con falcone

falcone

1 messaggio

Buongiorno a tutti, sono un genitore che ha perso una figlia ventunenne in un tragico incidente stradale e che insieme ad un altro genitore, padre del ragazzo che guidava l’auto su cui viaggiava mia figlia, si sta battendo da quattro anni contro una giustizia assurda che vuole uccidere per una seconda volta i nostri figli stante l’ennesima  becera richiesta di archiviazione da parte di un Pubblico Ministero  che  si è messo, letteralmente due prosciutti sugli occhi perché si ostina, nonostante le perizie ed altro, a ritenere il conducente dell’auto su cui viaggiava mia figlia l’unico responsabile del sinistro e che denuncerò come un’altra  vergogna della giustizia italiana su questo sito ed altrove appena saprò l’esito dell’udienza fissata per dicembre prossimo. Prescindendo dall’aspetto penale della vicenda e che mi sta più a cuore,  avrei  bisogno di capire alcune cose inerenti alcuni aspetti del risarcimento dopo aver precisato che l’Assicurazione dell’auto del conducente su cui viaggiava mia figlia lo ha ritenuto, come il giudice- PM,  l’unico responsabile avviando e concludendo una transazione con le parti ripartendo il massimale di € 3.000.000,00 rivelatosi ovviamente incapiente dato che sono decedute quattro persone ed altrettante sono rimaste ferite di cui alcune gravemente. Vi chiedo: 1) è giusto che l’Assicurazione abbia risarcito i parenti con un importo comprensivo delle spese legali senza specificare la somma dovuta agli avvocati come compenso professionale? 2) è giusto che gli avvocati abbiano chiesto il 10% degli importi risarciti ai parenti? 3) nel nostro caso, atteso che il massimale è risultato incapiente e le somme risarcite risultano decurtate, come specificato nella transazione, ma comunque di importi notevoli (ad una famiglia, ad esempio, è stato riconosciuto un risarcimento di € 800.000,00 comprensive di spese legali), gli avvocati, per etica professionale, non dovrebbero abbassare le loro pretese? 4) dopo la riforma forense non si dovrebbero applicare i parametri forensi per l’assistenza stragiudiziale che stabilisce compensi di gran lunga inferiori rispetto alla pretesa del 10% sugli importi risarciti? 5) la stessa Assicurazione che risarcisce anche le spese legali non è tenuta a precisare qual è l’importo giusto dovuto agli avvocati attenendosi ai predetti parametri forensi?  Sinceramente si percepisce la sensazione di un malcelato accordo tra i legali e l’Assicurazione e che gli stessi abbiano tutelato più sè stessi senza avere il dovuto rispetto per le vittime e per i loro parenti. Tra l’altro il lavoro degli stessi è consistito in alcuni incontri con il rappresentante dell’Assicurazione per verificare il numero delle posizioni risarcitorie e redarre insieme una transazione al fine di  stabilire “equamente” e con le dovute decurtazioni le somme spettanti. Si ringrazia anticipatamente per la risposta.
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Risposta n° 1
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il 09/09/2015 * 20:08
con avvocatocesari

avvocatocesari

82 messaggi

Le rispondo punto per punto - No, non è giusto; il diritto delle assicurazioni   esige che negli atti di quietanza vi sia indicata la somma corrisposta per gli onorari. Il comma 8 dell’art. 3 del d.l. 23/12/1976 n. 857 convertito con modificazioni dalla legge 26/2/1977 n. 39 come sostituito dal comma 7 dell’art 5 della legge 5/3/2001 n. 57 prevedeva   il pagamento degli onorari al legale dove si precisava che “ L’impresa che corrisponda compensi professionali per l’eventuale assistenza prestata da professionisti è tenuta ad acquisire la documentazione probatoria relativa alla prestazione stessa e ad indicarne il corrispettivo separatamente rispetto alle voci di danno nella quietanza di liquidazione. Ove l’impresa abbia provveduto direttamente al pagamento dei compensi dovuti al professionista, deve darne comunicazione al danneggiato, indicando l’importo corrisposto”. L'attuale comma 11 dell'art. 148 del codice delle assicurazioni stabilisce che " L'impresa, quando corrisponde compensi professionali per l'eventuale assistenza prestata da professionisti, è tenuta a richiedere la   documentazione probatoria relativa alla prestazione stessa e ad indicarne il corrispettivo separatamente rispetto alle voci di danno nella quietanza di liquidazione. L'impresa, che abbia provveduto direttamente al pagamento dei compensi dovuti al professionista, ne dà comunicazione al danneggiato, indicando l'importo corrisposto.    La cosa migliore a questo punto è chiedere per iscritto in virtù della corretta applicazione del citato comma 11 dell'art. 148 dei chiarimenti sia al legale che alla impresa di assicurazioni in modo da verificare con chiarezza l'importo pagato e concordato dall'impresa di assicurazioni per pagare la voce di danno "spese legali". 2- il 10% è una percentuale di prassi comune che va a comprendere una attività professionale estremamente complessa e laboriosa che in teoria esige formazione e grande esperienza.. più volte ho risposto negli anni addietro nel forum a tale proposito ; il nuovo codice Deontologico Forense attualmente vigente ed entrato in vigore da poco (approvato dal CNF nella seduta del 31/01/2014), ove all’art. 25 sostanzialmente si reitera quanto già disposto nel sopra visto l’art. 13 della Legge sulla Riforma Forense, e precisamente si dice che: «La pattuizione dei compensi, fermo quanto previsto dall’art. 29, quarto comma [ossia: “l’avvocato non deve richiedere compensi o acconti manifestamente sproporzionati all’attività svolta o da svolgere”] è libera. E’ ammessa la pattuizione a tempo, in misura forfettaria, per convenzione avente ad oggetto uno o più affari, in base all’assolvimento e ai tempi di erogazione della prestazione, per singole fasi o prestazioni o per l’intera attività, a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene il destinatario della prestazione, non soltanto a livello strettamente patrimoniale». La percentuale sul valore dell'affare è quindi una prassi comune lecita purchè il compenso sia proporzionato all'impegno professionale profuso, alla competenza professionale acquisita ed al risultato raggiunto. Dato che il massimale era incapiente tutte le parti sono state d'accordo sulla ripartizione del massimale?? di solito è prassi rivolgersi ad un mediatore sugli importi da corrispondere pro capite o addirittura al Giudice per dividere pro capite il massimale previo deposito... molti dettagli andrebbero chiariti a voce.. spero di esserle stato d'aiuto e sinceramente mi dispiace che la questione del compenso abbia rovinato il rapporto di fiducia, l'importante è sempre essere onesti e chiedere il giusto compenso! Avv. Gianmarco Cesari - AIFVS  
Scrivi a avvocatocesari
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Risposta n° 2
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il 15/09/2015 * 18:17
con filippo

Anonimo

visitatore

La ringrazio avv. Cesari per le sue puntuali risposte e per i consigli che metterò in atto. La informerò del seguito ed intanto la saluto cordialmente.

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