Forum - Assistenza e consulenza Legale - Parere legale
Buongiorno, avrei bisogno di un parere legale per la vicenda che interessa mio padre. È stato investito il 23 ottobre 2024 ed è deceduto in ospedale il 15 novembre dopo giorni trascorsi tra la chirurgia di urgenza e la terapia intensiva. Le indagini hanno accettato che il conducente, un ragazzo, al momento dell' investimento,era impegnato in una videochiamata. Il procedimento di è chiuso il 27 novembre u.s.con un patteggiamento irrigando una pena di due anni con sospensione condizionale della pena e sospensione della patente per 1 anno. In buona sostanza una pacca sulla spalla e via...A noi come persone offese non è stata data la possibilità di esprimere nulla per quanto potesse essere recepito. Siamo stati letteralmente estromesse.Non siamo stati informati né della chiusura delle indagini, né della richiesta di patteggiamento, né della pronuncia emessa in camera di consiglio nonostante durante le indagini abbiamo provveduto a nominare ctp.La sentenza, nonostante la gravità di quanto accaduto, è palesemente volta a favorire l' imputato indicando come attenuanti il fatto che sia incensurato, la giovane età e che si sia adoperato ( praticamente si è solo fermato ma null'altro ha fatto). Mio padre è morto, lui era al cellulare, ha iniziato una conversazione video e si è messo alla guida proseguendo la conversazione ( da lui confessato e confermato) ed è possibile che questa sia la pena ? Così hanno ucciso mio padre per la seconda volta. Volevo sapere se possiamo fare qualcosa contro questa sentenza iniqua ed offensiva per mio padre e per noi?
Gentile signora
Sul piano strettamente giuridico occorre distinguere due aspetti: la misura della pena applicata e l’eventuale rispetto dei diritti spettanti a Voi quali persone offese dal reato.
La pena applicata mediante patteggiamento, anche quando percepita come particolarmente lieve rispetto alla gravità dei fatti, non può essere contestata semplicemente perché ritenuta ingiusta o insufficiente, poiché la persona offesa non dispone di un potere di opposizione alla scelta del rito o alla misura della pena concordata.
Ciò non significa tuttavia che non vi siano ulteriori verifiche da svolgere.
Dal Suo racconto emerge infatti un aspetto che merita particolare attenzione: Lei riferisce che la famiglia non sarebbe stata informata della chiusura delle indagini, della richiesta di patteggiamento e della decisione adottata, nonostante nel corso delle indagini sia stato nominato un consulente tecnico di parte.
Occorre verificare se vi sia stata una mera limitazione dei poteri riconosciuti alla persona offesa nel rito del patteggiamento oppure una concreta violazione di diritti processuali derivante dall’omessa comunicazione di atti che avrebbero dovuto essere portati a Vostra conoscenza. Oppure se al vostro legale è sfuggito di informarvi.
In tutti i casi, ovviamente, la definizione del procedimento penale mediante patteggiamento non preclude in alcun modo la tutela risarcitoria dei familiari della vittima. Il diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali resta pertanto pienamente esercitabile.
Questo è quanto posso dirle senza aver esaminato la sentenza di patteggiamento, eventuale richiesta di avvisi o elezione di domicilio ed atti relativi alle notifiche effettuate.
Cordiali Saluti
Avv. Giuseppe Incardona
legale della A.I.F.V.S.- sede di Palermo e Milano - Avvocato Cassazionista


