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Nota n°1286
con Celtic il 12/08/2009 * 13:16

Mi rendo conto che questo post scatenerà reazioni di ogni sorta. Mi rendo conto che forse non è il luogo opportuno dove raccontare la mia storia, ma sento la necessità di raccontarla. Sono anche consapevole che il moderatore di questo sito potrà decidere di rimuoverla. Ma ho il cuore troppo pesante da troppo tempo ormai.

Una notte, mentre rientravo a casa dopo una serata con la mia fidanzata e i nostri amici, all'ingresso della città su un tratto buio e rettilineo, nel corso di un tamponamento ho ucciso un uomo che percorreva quella stessa strada con il proprio scooter.

Non so come sia potuto succedere, forse mi sono addormentato al volante, forse mi sono distratto guardando qualcosa. Non riesco a ricordare. Ricordo solo di aver sentito un forte rumore, di essere stato coperto dai pezzi di vetro del parabrezza, di aver visto una sagoma scura sul cofano dell'auto e di averla vista scivolare giù dopo qualche decina di metri.
Ho realizzato subito quel che era successo, ho fermato l'auto e ho cercato di soccorrere quell'uomo. Nemmeno per un momento mi è balenata l'idea di scappare. Non saprei dire per quanto tempo, ma l'ho chiamato, l'ho cercato al buio sul ciglio della strada e una volta trovato ho cercato di scuoterlo, di rianimarlo col massaggio cardiaco ma non ci sono riuscito. Non sapevo se fosse già privo di vita o privo di sensi. Dopo un po ho visto arrivare altre auto e rischiando di essere investito a mia volta le ho fermate per chiedere aiuto.
Ricordo l'arrivo dell'ambulanza, i rilievi dei carabinieri, le operazioni dei paramedici. Io che cercavo di dare una mano reggendo la sacca della flebo pregando che si salvasse. Ricordo che ho chiamato i miei genitori che nel cuore della notte mi han raggiunto subito. Ricordo quando lo hanno portato via con l'ambulanza, ricordo l'arrivo di un cronista del quotidiano regionale, ricordo quando, ore dopo, terminati i rilievi ho seguito i carabinieri in caserma e sopratutto ricordo il momento in cui il brigadiere ha fatto una telefonata all'ospedale e mi ha comunicato che quel signore era deceduto.

E' stata colpa mia, solo mia. Io l'ho tamponato. Io ero troppo veloce. Io gli sono andato addosso. Non so spiegare come sia riuscito a non vederlo e nemmeno ad accennare una frenata.
Vivo col rimorso. Con un senso di colpa che mi opprime tutti i giorni. Vivo con la consapevolezza di aver interrotto una vita, di averla portata via ai suoi cari. Ho la consapevolezza di far soffrire i suoi figli, la moglie, la madre, fratelli e sorelle. E so di non poter far niente per restituirglielo.

Quella mattina tornato a casa volevo andare dai suoi parenti a chiedere scusa a spiegare quel che era successo, ma ho dato ascolto ai miei che mi dicevano che quello non era il momento adatto.
Poi... non ne avuto più il coraggio.

Non bevo quasi mai, non sono un ubriacone, non sono un drogato e non sono nemmeno un tiratardi abituale. Non ho mai avuto auto di grossa cilindrata, non mi sento e non mi comporto come un pilota di formula 1 sulla strada. Quella notte avevo bevuto due coca cola e avevo visto con la mia fidanzata e gli amici uno spettacolo teatrale comico di un trio oggi molto famoso.

Sono passati sette anni da quella notte. Successivamente mi sono sposato. Ho avuto un bambino che ora ha quasi tre anni. E dopo tutto questo tempo ho ancora in mente ben stampate quelle scene. Per lavoro passo su quel tratto di strada 2 volte al giorno e talvoltà anche più. Non c'è giornata in cui non pensi a quel tragico momento.

Provo vergogna ad andare in giro per la mia città quando passeggio con la mia famiglia. Io non conosco i famigliari della mia vittima, ma loro conoscono me. La mia paura ricorrente è di trovarmi di fronte una figlia, la moglie o un fratello che mi vede ridere o giocare col mio bambino o abbracciare mia moglie. Ancora oggi cerco di misurare le mie risate, i miei modi di fare quando sono in giro.

E quando un giorno succederà? Quando me li troverò davanti?
Mi sono ripromesso di incassare i loro schiaffi, di guardarli nei loro occhi pieni di rabbia e dolore e chiedergli scusa. Di spiegargli che mi sento come se quella maledetta notte fossi morto pure io, si perchè nonostante la mia vita sia andata avanti, mi sia sposato e abbia messo su la mia famiglia non sono più la stessa persona spensierata e felice che ero prima. Mi son ripromesso di dirgli che non riesco più a vivere con la serenità che avevo un tempo e che ho la paura folle che un giorno anche a me venga strappato qualche caro in virtù di un principio di equilibrio che dice: hai fatto del male? ti verrà fatto del male. Mi son ripromesso di dirgli che mi dispiace, che vorrei non fosse mai successo, che anche se è un dolore troppo diverso sto male anch'io. E questa tristezza, questo senso di colpa non mi da tregua da sette anni.
Poi se dovesse succedere davvero non so proprio se riuscirei a fare quanto mi sono rip
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