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Nota n°1279
con carla il 01/08/2009 * 16:13
Ci sentiamo vicini con tutto il cuore ai familiari di “nonno Peppino” grande e sincero il dolore che sentiamo. Condividiamo tutto ciò che avete scritto qui e sappiamo bene  che la perdita del vostro Caro non può essere considerata  una fatalità. Anche nostro figlio è stato ucciso sulla strada in sella alla sua cara bici- si trovava al suo posto, aveva il casco allacciato, indossava un completo arancio,teneva la sua destra, ma non è contato nulla di  tutto questo se chi era  alla guida di un auto  gli ha tagliato la strada negandogli  la precedenza. Il ciclista  è “ nudo” in  strada. Spesso sentiamo dire: -certo andare in bici è pericoloso!. come a dire vanno a cercarsela… Ecco, basterebbe fermarsi a questa domanda, e chiedersi perché è pericoloso? Alcuni suoi amici dopo la tragedia, hanno appeso la bici al chiodo, è giusto? Le regole, è scontato che dovremmo rispettarle tutti, ciclisti e pedoni compresi, prima di tutto per sé, per la propria vita,sono come  in un campo di battaglia senza armi e armatura.   Ma è sufficiente che ognuno di noi esca di casa per rendersi conto che la strada non è di tutti.  Non è disegnata e fatta rispettare da chi gli compete  perché sia di tutti, non è  ritenuta da chi la percorre uno spazio da condividere con gli altri nel rispetto reciproco e in particolare per i più deboli. Domani  faremo il possibile per esserci. PRECEDENZA ALLA VITA ,SEMPRE Un abbraccio commosso ai familiari di Giuseppe Di Luca e un pensiero affettuoso a “ nonno Peppino”, ilia e carlo (Piombino)    
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