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Nota n°194
con Elisa il 26/11/2005 * 23:58

207 19.11.2005 um 23:54 
Autore: Elisa
Spesso sono entrata in questo sito... non per curiosità o per rivivere il dolore immenso di qualcuno che aveva perso "la persona cara", ma perchè volevo trovare una dimensione per riuscire a vivere il mio lutto. Il lutto per aver perso, alla vigilia fi Pasqua del 2004, mio cugino, Stefano, 26 anni, tanta voglia di vivere, passione per le moto, maturità e infantilismo mescolati in una miscela unica che lo rendeva speciale davanti a me... Con lui sono cresciuta, abbiamo giocato insieme per pomeriggi insieme, abbiamo fatto arrabbiare i nonni, abbiamo fatto disperare i genitori, andavamo a scuola insieme e tornavamo insieme tutti i giorni... sempre insieme.
Abbiamo riso, abbiamo pianto, litigato e poi abbracciati perchè eravamo solo noi.
Quando mia zia ha telefonato quella sera del 10 aprile, non sapeva dirmi cosa stava succedendo e io da casa non potevo vedere la scena a cui lei stava assistendo... continuava a dirmi che era disteso per terra, che gli avevano tagliato il giubbino, che non si muoveva... e io non riuscivo a credere a quelle parole. Continuavo a ripetere dentro di me che non era possibile, che si stava sbagliando, che forse era solo incosciente... ho chiamato subito il 118, io ci lavoro, queste cose le vedo tutti i giorni, e il collega dall'altra parte, con una voce mesta mi ha detto "Elisa, lo stanno rianimando, c'è l'automedica sul posto".
Il sangue si era gelato nelle vene e io non sapevo più il significato della parola "rianimare"... non poteva essere lo stesso significato che davo io tutte le volte che usavo questo termine...
Un'arresto cardiaco causato da trauma, raramente, anzi mai, è reversibile... mi sono sentita impotente e come sfinita improvvisamente!
Quel giorno avevo lavorato anche io, e pensavo che mai e poi mai sarebbe potuto succedere nella mia famiglia...
Quando sono arrivata da Stefano, lui era disteso a terra, coperto da un telo bianco, e con un passo lento ho cercato di avvicinarmi a lui, non poteva essere lui davvero, io dovevo vederlo... La bontà di un poliziotto e forse il fatto di apparire così disarmata ai suoi occhi, lo ha convinto a farmi avvicinare a Stefano e sollevando il lenzuolo, me lo ha fatto vedere.
Aveva un viso stanco e inespressivo, il tubo endotracheane ancora inserito, l'agocannula ancora nel braccio... non aveva graffi, non aveva segni... speravo che dormisse...
Poi, l'ho visto sollevare, dalle braccia e dalle gambe e da li, metterlo in un sacco nero, chiudere la zip e poi in una cassa provvisoria... Il cuore non aveva più voglia di battere, le parole non uscivano, le lacrime erano finite... tutto intorno era pianto e io? Io non potevo piangere... questo è il mio lavoro... questo era quello che mi ripetevo in quel momento.
Ho vegliato il corpo freddo di Stefano ripensando a quante volte invece siamo stati vicini... avevo la mente piena di episodi divertenti della nostra infanzia e cercavo di ricordarglieli con il pensiero, come se in quel momento, non essendo più tra noi, il mio pensiero e il suo, fossero diventati una cosa sola...
Accarezzavo le sue mani gelate sperando di poterle scaldare con le mie...
Poi è stata solo cronaca di un funerale dove tutti si preoccupano di come sia successo l'incidente, di quanto fosse sfigurato, delle lesioni che aveva riportato.
Lui aveva solo una lezione, lo sfondamento della base cranica perchè durante la caduta in moto, la testa non ha seguito il senso di rotazione del corpo e il casco ha fatto il resto.
L'uomo che stava sul veicolo coinvolto nell'incidente non so neppure che faccia abbia. So solo che un paio di anni prima, aveva investito una ragazza, uccidendola... ma evidentemente non gli era bastato e ha portato via la vita di Stefano.
Non posso odiare, Stefano non lo vorrebbe, so che si arrabbierebbe... posso solo continuare a pensare a lui e guardare i suoi filmati registrati sul cellulare, quando si improvvisava investigatore privato, e come un comico, faceva finfa di investigare sulla vita delle ragazze dei suoi amici, oppure quando come un divo, si atteggiava davanti alla telecamera lodando la sua bellezza.
Si, faceva sempre lo stupidino, il brillante, il compagnone, ma sapeva quando era il momento di smettere, quando gli argometi si facevano seri...
Ti voglio bene Stefano
Rimanimi accanto e guidami quando dovrò correre per soccorrere qualcuno... aiutami nei momenti di difficoltà, e appoggia la tua mano sulla mia per renderla decisa quando sai che non c'è più tempo per aspettare ma c'è bisogno di agire.
Non impulso, ma ragione...
Stefano... ora abbiamo un cuore in due, il mio batte fisicamente e il tuo, vive in me.
Un bacio
Eli

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