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Nota n°763
con angeloantonio il 25/07/2007 * 22:46
La strage su due ruote non solo Roma


Non è il bilancio di una guerriglia civile; neppure la conseguenza della diffusione di un virus letale. è lo sconfortante dato relativo ai "caduti in bici" sulle strade italiane tra il 2003 e il 2005. Nell'ultimo anno in esame i morti sono stati ben 317, facendo registrare un incremento del 5,7% rispetto ai dodici mesi precedenti. Milano, come prevedibile aspettarsi, gioca la parte del leone e si aggiudica il primato nazionale per numero di morti e feriti. Con circa 600 incidenti che annualmente vedono coinvolti i ciclisti milanesi e che coprono il 7% del totale italiano, ci assicuriamo il vertice della classifica.

Se poi di primati vogliamo parlare, possiamo aggiungerci che siamo in piena  concorrenza con i dati di New York, che  conta solamente due vittime l'anno in più rispetto a noi. Ben altre comparazioni sarebbe lieto fare con la Grande Mela. Come abbiamo visto qualche settimana fa, il problema nella nostra città riguarda non solo il traffico insistente e pervasivo che scoraggia l'utilizzo della bicicletta, ma anche l'inefficienza o l'inesistenza di piste capaci di tutelare l'incolumità dei ciclisti e fare della mobilità ciclabile un’alternativa vera all’utilizzo del mezzo privato.

La maggior parte degli incidenti mortali avviene su strade comunali nelle fasce orarie tra le 7 e le 9 del mattino e le 17 e le 18, I momenti di punta in cui avvengono gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola. I ciclisti, a parità dei pedoni, sono considerati utenti deboli. La città  dovrebbe allora essere considerata come un dottore: dovrebbe prendersi cura di loro, garantire attenzioni, adottare iniziative utili affinché la loro debolezza venga protetta. Nella nostra città gli utenti deboli continuano a morire, vittime della mancata assistenza o del negato accesso alla cura. Sono 12 i "caduti" nel 2006. Milano probabilmente deve ancora laurearsi. Oppure ritrovare la sua vocazione.

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