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Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus

Francesco Cricchi,  23 anni, -  Modena 17 luglio 2007

Francesco Cricchi.jpg A DIO, Francesco, ragazzo meraviglioso.


di Domenico Cricchi

La morte di un figlio è un evento antinatura; l’unico che può far desiderare la propria morte, ove fosse possibile, invece di quella del generato, perché il rinnovamento della vita lo impone.
Lo stordimento, il dolore ed il senso di sconfitta conseguenti ad un evento per il quale non si era preparati ci rendono del tutto simili ad un campione di pugilato, pestato, sconfitto ed umiliato.


Poi la psiche e l’anima prendono a riorganizzarsi, a cercare una finalità ed un perché a ciò che è accaduto, a renderlo in qualche modo accettabile ed accettato, a trovare in fondo al buio del tunnel la luce della rassegnazione.
In così tumultuosa evoluzione è prevalente il senso della di-sperazione, ossia mancanza di speranza, di divenire, di progettualità, di ragione di vivere.
In passato ho avuto personale conoscenza di genitori che hanno perduto un figlio affetto da grave handicap; certamente ho provato empatia per il loro dolore, ma solo ora posso comprendere la differenza fra vita e morte. La morte è la negazione di tutto, la vita, anche se disgraziata e sofferta, è purtuttavia l’alito dell’esistere per sé e per gli altri.


Non so dire se nella perdita di un figlio esista una scala del dolore in dipendenza dell’essere di esso; dal punto di vista materiale vi è sicuramente relazione fra il bene che si aveva e che in un istante non vi è più, dal punto di vista affettivo un figlio è comunque un figlio, proiezione della nostra vita nel futuro.


Francesco è stato un dono grande, un susseguirsi di scoperte del Suo essere che regalavano ogni giorno una gioia e continuo motivo di orgoglio. Da piccolissimo la spiccata attitudine ad imparare gli consentì di leggere e di conoscere i colori già a sedici mesi, di imparare i segnali stradali a due anni; da bambino, ad otto anni, di vincere il 1° premio nazionale di organo elettronico (categoria Juniores) ed altri premi nazionali; poi le innumerevoli passioni per la biologia, la fisica, il collezionismo, gli sport, con la vincita di premi anche in questo campo, senza mai trascurare la vita spirituale e la fede.


A diciotto anni decise di entrare nell’Accademia Militare dell’Esercito Italiano, superando brillantemente il concorso con le sue sole forze e fu il più giovane cadetto del 184° corso.
Abbracciò la vita dura dell’allievo ufficiale con la solita passione, senza mai pentirsi della scelta fatta, alimentando l’amicizia degli allievi del corso di Medicina e Chirurgia, prima in Accademia poi nel Policlinico modenese. Ci teneva a precisare di voler essere "prima ufficiale e poi medico".
Nel settembre 2004 ebbe i gradi di sottotenente, nel luglio 2008 avrebbe conseguito la laurea sanitaria e la promozione a tenente, poi sarebbe stato assegnato ai reparti operativi, ma mi confidò di avere paura delle bombe antiuomo, “quelle che, se non uccidono, rendono inabili per tutta la vita”. Invece lo scorso 17 luglio il tragico evento: una manovra assassina non ha lasciato possibilità alcuna di salvezza a Francesco, che pure era  motociclista esperto, (solo sei metri di frenata…!) e alla sua amica Laura, giovane veterinario dell’Esercito, ancora oggi in coma.


Abbiamo conosciuto gli amici di Francesco ed appreso notizie sulla sua vita durante il distacco dalla famiglia, che durava ormai da cinque anni: il suo prodigarsi per gli allievi più giovani, l’essere l’elemento di congiunzione fra il mondo militare e quello civile universitario, il cameratismo generoso, la correttezza nell’amicizia, la pratica religiosa, costante a Modena come a Rieti.
Il dolore per la perdita di un bene così prezioso può trovare la propria sublimazione solo nella nostra fede cristiana.
Ora che visito più spesso il Cimitero di Rieti, scopro tanti monumenti funerari ornati di colonne spezzate, di urnette e angioletti, segni evidenti di morti premature, ed ho notizia di tragiche dipartite, più numerose di quanto pensassi.


Tanto e così diffuso è il dolore che si rispecchia nella morte di  Cristo, anch’Egli figlio, vittima innocente dell’errore umano, e per questo simbolo tragico del più angoscioso dolore.
Crediamo nella resurrezione di Cristo come nella resurrezione a venire dei nostri cari. C’è solo da attendere, ingoiando a stento le lacrime, perché a tanto dolore non vi è alternativa che la mente umana possa comprendere.
A Dio, Francesco.


Papà

Agosto 2007

 


Data di creazione : 22/02/2009 * 00:20
Ultima modifica : 23/02/2009 * 09:43
Categoria : -
Pagina letta 9319 volte


Commenti a questo articolo

Risposta n°16 

con Patrizia_Q il 17/07/2010 * 11:41

Un pensiero a Francesco ......un caro saluto ai Suoi genitori e a tutti coloro che sempre lo amano e sentono la Sua mancanza.


Risposta n°15 

con cat il 02/12/2009 * 00:34
ciao dolce  angelo francesco......

Risposta n°14 

con biagioLuigi il 28/11/2009 * 10:07
LEI E' UN BELLISSIMO PAPA' IL SUO FRANCESCO SARA' FIERO DI LEI,CHE DIRE CHE CONDIVIDIAMO LO STESSO DOLORE IL MIO LUIGI AVEVA SOLO 19 ANNI...E POSSO CAPIRE IL DOLORE CHE E' DENTRO DI NOI....IO DICO SEMPRE CHE NOI SIAMO MORTI VIVENTI.....MA SAPPIAMO ANCHE CHE I NOSTRI ANGELI SONO I PRESCELTI DEL SIGNORE...E NOI GENITORI FORTUNATI DI AVERE AVUTO LORO...,X TE BELLISSIMO ANGELO STAI ACCANTO AL TUO PAPA' E MAMMA....CON AFFETTO ELENA MAMMA DI LUIGI CIARAMELLA.

Risposta n°13 

con cat il 17/10/2009 * 04:38

che  bello... l'amore  di un papa'  per il figlio...... cosi' amato....... lui  era cosi'  grazie  a voi.. che lo  avete  nutrito  di  amore  puro  e vero......  e'stato  fortunato  ad avere voi  come genitori.......  e voi  ... di  lui.. come figlio....

tutti vicini  al vostro  dolore...... mamma  di  cinzia 


Risposta n°12 

con Sergio il 18/05/2009 * 10:03
Un pensiero caro per il vostro (e nostro oramai) Francesco ed un abbraccio grande a voi.Con affetto.

Risposta n°11 

con Sergio il 22/04/2009 * 19:34
Ha espresso il dolore straziante di un genitore in una maniera in cui nessun'altra parola/frase potrebbe riuscir meglio.Io sono l'ultimo, il "superstite" di tre fratelli...Conosco bene il mio dolore e vedo/vivo quello dei miei genitori ogni giorno. Posso comprendere il Suo/Vostro.
Con affetto,
Sergio.

Risposta n°10 

con domenico il 09/04/2009 * 23:32
ciao sono Tomasoni Domenico ci siamo conosciuti con il Sig. Domenico Cricchi a Modena e con L'Avv.Cesari. Chiedo al Sig. Cricchi se mi può contattare perchè gli dovrei parlare grazie un abbraccio a tutti

Risposta n°9 

con CM il 17/03/2009 * 18:35

Il senso del dolore e del grigiore che spesso invade i cuori costituisce, purtroppo, il prodotto mentale della mancanza legata al senso di disperazione e di amore, che è dettato dal cuore.

Non sò dirvi, a giuste lettere, il senso di questo stato d'animo, ma sò che esso prepara l'uomo ad una serie di avvenimenti che lo mettono alla prova.

Non vi è giustizia umana obiettiva e ragionata, ma soltanto giustizia di fede, non intesa nel senso forzatamente cattolico o religioso, ma spirituale.

Abbiamo perso il contatto naturalistico che univa l'uomo alla terra, per il quale l'essere umano viveva senza subire torti così significativi, perchè egli era cosciente che una forza superiore, chiamata Dio, nel più generale dei significati, toglieva per generare...

Si tratta di una Legge di natura. Qui dico: non che essa possa essere accettata facilmente, ma, forse ripossedendo il senso originario di ogni cosa e riunendo le nostre energie per un mondo migliore (più pulito, ecologico, meno corrotto)... Potremmo riacquistare il legame primitivo tra uomo e terra, la madre che ha generato noi tutti e... In qualsiasi momento ci da i suoi frutti, come può anche riprenderseli.

La difficoltà, il senso del sacrificio (sacrum facere) è proprio questo.

Rendere ogni cosa sacra, per come lo è realmente, per come essa è stata creata e perisce. Ma non piangere per il suo perimento. Da esso, infatti, verrà plasmata una nuova forma, e qualsiasi carattere questa possa avere, è pur sempre archetipo e genesi, ovvero Vita.

CM


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