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Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus

Vania Ginanneschi, 17 anni - Grosseto - 30.9.1976 - 26.8.1994 

Vania Ginanneschi.jpg Il pensiero che quando fu scagliata contro la morte avesse qualche secondo (troppo) di coscienza per quello che sarebbe successo ci punge il cuore.

Ci pare di essere lì, in quell'abitacolo di latta, e vediamo il suo volto impietrito e cinereo. Potremmo augurarci che il terrore le avesse fermato il cuore prima dell'impatto, ma sappiamo che il cervello muore sempre qualche manciata di secondi dopo. E poi ci hanno detto che urlò agli altri quattro: "Ma che siete impazziti? Io voglio tornare nella mia casa!". Era una bambina, Vania; una decina di mesi più di 17 anni.

Era mite, amorosa e fiduciosa. Dopo quindici giorni avrebbe cominciato a frequentare la V commerciale. E invece il suo piccolo mondo e il "grande" mondo dei grandi l'hanno tradita. Speriamo che non veda, altrimenti le verrebbe confermato che agli altri non importa niente della vita degli altri e che la considerano come un bisusato straccio di officina.

Dodici chilometri, da Marina a Grosseto; loro ne avevano già fatti 11, ma la velocità aveva incancrenito il cervello di quello che guidava: 3 morti, tra cui la di lui sorella. Oltre 180 km all'ora (come da perizia), con una piccola macchina a esagerare le prestazioni della quale i costruttori non sono bravi, ma colpevoli.

Quello che guidava si è salvato, forse perchè si consumi nel rimorso, direbbero i benpensanti; e invece se ne sta bello coccolato da amici e parenti con un graffiettino di spina di rosa che gli ha fatto la giustizia, che nella pluriennale attesa dei suoi ingiustificati comodi (per ora 5 anni) non gli ha levato nemmeno la patente.

Non c'era bisogno di rimandare otto volte il processo penale (e quindi rinnovarci la vertigine del dolore) per poi in meno di cinque minuti concedere il patteggiamento, con testimoni sempre fatti venire da mezza Italia e sempre rimandati. Ora è cominciato quello civile, ma nessuno sa dirci se può essere chiamato tale.

"Stanotte ho sognato gocce di sangue sull'asfalto, e l'erba schiacciata della banchina che odorava di muffa": lo abbiamo scoperto in un diario tenuto da Vania e abbiamo capito che quelle erano lacrime.

i genitori e la sorella di Vania Ginanneschi

 


Data di creazione : 03/01/2009 * 11:44
Ultima modifica : 03/01/2009 * 11:46
Categoria : -
Pagina letta 6132 volte


Commenti a questo articolo

Risposta n°1 

con cat il 28/03/2009 * 14:18

Dolce famiglia di Vania, so cosa vuol dire perdere una persona cara in questo modo...e pensare a quello che puo' aver visto e passato in quei ultimi istanti...

la mia sono sicura ha vistoil treno andargli incontro a 140 km orari.... e spero che il tempo sia stato pochisssimo per pensare.. che sia arrivata subito la pace,

sognare il paradiso,come lo immagginiamo noi.... sempre il sole... sulle nuvole...

so di certo che loro hanno pensato a noi.. al nostro dolore..... l'ultimo loro pensiero e '  stato  per  noi.....   e  noi  noi qua a pensare  a loro.... che ci hanno dato tanto amore, che ci hanno regalato tanta felicita' senza saperlo... ora  si'che lo sappiamo.......saranno sempre nei  nostri  cuori, loro saranno i nostri angeli  e speroche ci aiutino, nel nostro cammino,finche' finalmente saremo con loro.....

un grosso abbraccio dalla mamma di cinzia (memorie 10) che sta con voi nel nostro triste destino 


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