Proseguendo la vostra navigazione su questo sito, accettate l'utilizzo di cookies per offrirti una navigazione ottimizzata, semplici ed efficiente. Avvisi Legali.
 
 
 
 
Siete qui :   Home » Opuscoli 7° volume 2006: Paolo Marelli
 
 
 
    Stampa la pagina ...
    Stampa la sezione ...

Opuscoli 7° volume 2006: Paolo Marelli

logoass.gif

Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus

Paolo Marelli 18 anni - Cantù  (CO)    18 maggio 1987 – 2 ottobre  2005

Paolo MarelliPaolo Marelli è nato a Cantù il 18/05/87. E’ l’ultimo di tre fratelli. Frequenta l’Istituto Tecnico Agrario di Limbiate con ottimo profitto.

Inizia a conoscere la bici da corsa e ad appassionarsi ad essa all’età di 15 anni. Per due anni percorre, da solo, in lungo e in largo le strade del comasco e del  lecchese. L’amore per la bicicletta lo porta a cercare sempre nuove sfide, fra le quali l’ascesa dello storico “muro di Sormano” compiuta il 24/09/2003 all’età di 16 anni, in un gelido pomeriggio autunnale e la scalata di Mortirolo e Gavia affrontate nel 2005, all’insaputa dell’allenatore, nell’unica domenica di riposo della stagione agonistica. In seguito inizia a frequentare gli amatori della Marianese e del C.C. Canturino. Nel novembre del 2004 il cugino Maurizio Cappelletti del Team  Cappelletti Bike di Vighizzolo constata la tenacia e la volontà di Paolo nell’usare il mezzo e vista la sua grande passione, gli propone di trovare una squadra dove potersi confrontare col gruppo e sperimentare l’agonismo.

L’impresa sembra impossibile, quando il desiderio si concretizza nel dicembre 2004, e Paolo diventa un membro della squadra juniores del G.S. Fabio Casartelli di Albese. Inizia per lui un periodo stupendo con sensazioni nuove tutte da scoprire. E’ così contento di appartenere ad una squadra e d’indossare una maglia che ricorda un grande campione, che la fatica e i sacrifici degli allenamenti diventano il suo quotidiano.

Quando iniziano le gare Paolo deve imparare a gestirsi in gruppo e assimilare le varie tecniche che lo aiutino a migliorarsi. E’ entusiasta di tutto questo e la sua passione aumenta di settimana in settimana. Ha stima dei dirigenti sportivi e coi compagni di squadra ha un buon rapporto; con qualcuno s’instaura un’ amicizia più profonda. Da agosto in poi s’impegna con più tenacia perché vuole trovare una squadra per passare under 23. Il 2 ottobre 2005, in gara ad Imbersago, su una curva in discesa, cade e termina la corsa della sua vita. Non riuscirà a diventare un campione dello sport, ma sicuramente sarà ricordato dai compagni per la serietà, la costanza, la caparbietà, la passione e la generosità con la quale viveva il ciclismo.

Numerosi testimonianze di affetto ci sono giunti in vari modi, tra i quali anche varie mail pubblicate in una pagina denominata "Muro della rabbia" nel sito del GS ALBESE Fabio Casartelli/I Campioni /Paolo Marelli.
 

Il giorno del FUNERALE in chiesa è stata letta la PREGHIERA che un fratello ha scritto pensando a lui:

Ciao Paolo Il ciclismo è davvero uno sport duro. Si corre da soli, contro gli altri, contro se stessi e contro la strada. E’ uno sport educativo, un’icona della vita. Si impara a soffrire, impegnandosi, senza però mai arrendersi. E’ strano perché la soddisfazione è, prima ancora che nel risultato, nella fatica e nella salita. E tu, Paolo, con la tua serietà, la tua umiltà e tenacia ne avevi colto l’essenza che è proprio la capacità di fare fatica. Anzi, l’Amore per la fatica.

Il vero ciclista è quello che fa della fatica e della grinta il condimento della sua vita. E’ quello che la incarna e che la trasfigura, con i suoi tendini, i suoi muscoli, il suo sangue e il suo cuore, trasformandola in PASSIONE PER LA VITA.

Sembra assurdo, adesso, essere qui. Irreale. Senza senso. Eppure anche le pedalate di un ciclista paiono prive di senso: perché spingere sui pedali? Perché scattare? Perché cercare il limite? Perché faticare? E’ forse la vittoria il senso di tutto questo? No! Il senso di tutto questo è la smorfia dell’atleta, che fa tutto non perché ci sia un motivo vero e proprio, ma semplicemente perché c’è una salita ancora da conquistare, una vetta ancora da ascendere. E questo basta! E’ una ragione più che valida per continuare a pedalare. E’ il senso e l’essenza del ciclismo. Forse il senso e l’essenza della vita.

Morire per passione si può! Quello che non si può è smettere di pedalare, o peggio ancora non cominciare mai.

Adesso ci lasci un vuoto grande, ma ancora di più un esempio di dedizione totale. Di Amore. Paolo, non ti davi mai per vinto. Per ora ciao, Paolo, ciao cavallo matto!!!

La tua famiglia
 
I suoi COMPAGNI DI CLASSE, alla fine dell'anno scolastico, gli hanno dedicato una targa ricordo che è stata messa all'inizio di un viale di viti nella scuola di agraria che Paolo frequentava con ottimi risultati, che gli hanno permesso di ricevere delle borse di studio per merito.
"In un impeto di passione sei volato via , ma il tuo spirito qui vive. Le tue gambe ti hanno portato ovunque, perfino nella profondità dell'anima. Nei nostri cuori per sempre correrà la tua memoria".


Data di creazione : 20/11/2006 * 23:23
Ultima modifica : 21/11/2006 * 00:37
Categoria : -
Pagina letta 13739 volte