Proseguendo la vostra navigazione su questo sito, accettate l'utilizzo di cookies per offrirti una navigazione ottimizzata, semplici ed efficiente. Avvisi Legali.
 
 
 
 
    Stampa la pagina ...
    Stampa la sezione ...
Siete qui :   Home » News
 
 
 
 

News

La news attive sono posteriori al 31/12/2010 * 00:00
Le news anteriori sono consultabili nelle Archivio News
Caso Quinci - il 23/06/2012 * 12:47

Questa Famiglia merita di avere voce da parte di tutti coloro che si impegnano e credono in questa Associazione. Ritengo che alle lettere formali, che in rappresentanza  della A.I.F.V.S. il Presidente debba notificare agli organi istituzionali preposti, dobbiamo fermare nel tempo in forma pubblica nel nostro sito come tragica e triste bandiera delle vergone la foto di questa speldida, sfortunata famiglia con le dichiarazioni alla stampa fatte, per giustificare una sentenza che uccide il diritto oggettivo alla vita di una intera famiglia,  dal presidente del Tribunale di Marsala Gioacchino Natoli:
"........ presidente del Tribunale di Marsala Gioacchino Natoli. Dice che lo fa «per ristabilire la oggettiva correttezza della pubblica informazione» e poi entra nel merito della vicenda processuale affermando che «lo stato di ebbrezza contestato all'investitore Gulotta:.." era di poco superiore al limite consentito dalla legge (0,72 invece che 0,50), non costituisce illecito penale (bensì amministrativo) e non ha comunque impedito che reagisse, con sufficiente immediatezza, all’attraversamento dell’incrocio da parte dell’autovettura condotta dal Quinci, il quale peraltro non si è fermato al ben visibile segnale stradale di stop che avrebbe potuto consentire – a dire del consulente tecnico – di ridisegnare completamente l’evoluzione di quella tristissima serata». E ancora che l’autovettura di «Gulotta lungi dall’essere lanciata a 120 all’ora andava ad una velocità stimata dal consulente tecnico del Pm pari a km/h 75-80, in luogo del limite di 50 km/h imposto dalla segnaletica stradale». Infine lamenta che alcuni giornali «hanno addirittura menzionato il nome del Gip procedente come se si fosse trattato dell’imputato che ha patteggiato la pena».
 
sede di Torino
Giuseppe Santagada