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La news attive sono posteriori al 31/12/2010 * 00:00
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COMUNICATO STAMPA

UNA SENTENZA ESEMPLARE CHE RISPONDE AL SENTIRE POPOLARE

 

L’AIFVS plaude alla sentenza della prima sezione della Corte d’Assise d’Appello di Milano (pres. Maria Luisa Dameno), che – condannando a 14 anni Alessandro Mega per la morte della giovane Roberta Caracci – ha riconosciuto che la condotta di chi uccide una persona guidando in maniera spericolata costituisce un omicidio volontario.

Non è la prima volta che i magistrati milanesi dimostrano una particolare sensibilità al tema: già il Tribunale, con una precedente importante sentenza del giudice Guido Salvini, aveva riconosciuto che i casi di colpa grave non sono assimilabili alla fatalità, in quanto evidenziano un difetto di percezione sociale del valore della vita.

Con l’odierna pronuncia, la Corte d’Assise d’Appello riconosce che chi tiene una condotta di guida spericolata fa una precisa scelta, della quale è pienamente responsabile. Ciò, del resto, è quanto avviene nel caso del lancio dei sassi dal cavalcavia, che ormai da anni ricondotto all’area dei reati dolosi.

Certo, sono molte le resistenze culturali ancora da vincere: emblematico il fatto che, nel caso di specie, la condanna a 14 anni sia stata emessa nonostante il sostituto procuratore generale, Gianni Griguolo, rappresentante della pubblica accusa, avesse richiesto una mera conferma della sentenza di primo grado, estremamente riduttiva e basata su motivazioni prive di alcun riscontro oggettivo: “non si può ritenere che il Mega fosse in condizioni di non poter assolutamente porsi alla guida”, aveva scritto il gup, e comunque, se si era messo al volante sotto l’effetto di un sonnifero e di uno spinello, “aveva evidentemente ritenuto di riuscire a rimanere sveglio o comunque vigile”!!!

La sentenza d’appello riesce a riavvicinare la ricostruzione giudiziaria dei fatti alla verità storica e alla loro percezione sociale, colmando il divario che si verifica ogni qual volta reati di estrema gravità vengono frettolosamente liquidati come “incidenti”. Come se ci fosse un legame meramente accidentale tra l’assumere un micidiale cocktail di cannabis e tranquillanti, il guidare in maniera spericolata e l’investire frontalmente un’automobile dopo aver invaso la carreggiata opposta. Il tutto, naturalmente, guidando senza la patente, che al Mega era stata ritirata perché già sorpreso al volante in condizioni psicofisiche alterate.

La sentenza conferma che non occorre attendere nuove riforme per applicare una pena congrua: già con le leggi vigenti si può fare.

 

Giuseppa Cassaniti Mastrojeni

Presidente AIFVS