blacky
 |
 | | Membro |
| Visite: | 184 |
| Discussioni: | 10 |
| Messaggi: | 16 |

|
| Come si fa ad elaborare lutti così traumatici come quelli provati da chi frequenta questo sito? La morte che pur rientra tra gli avvenimenti della vita, anzi ne è il più certo, non può dirsi normalità in queste e in altri particolari circostanze, quando non segue il cosidetto cerchio della vita.
Elaborare che cosa? La perdita. Di quella siamo più che coscienti, non la accettiamo in sè ma nelle sue modalità che hanno spezzato qualcosa in un tempo sbagliato. Sbagliato per chi potrebbe dire qualcuno. Sbagliato per noi che questo tempo lo viviamo effettivamente e non solo in filosofie mentali.
Con tutto il rispetto per gli psicologi, e di cui non metto certo in dubbio l'utilità anche in queste situazioni, che hanno tracciato un percorso diciamo comune dell'elaborazione del lutto, indagandone i passaggi e le conseguenze più o meno durature, come anche loro dicono non esiste una ricetta
ma di fondo resterà un dolore incancellabile qualsiasi cosa si decida di fare del continuo della propria vita. Quando non si trova più un senso oggettivo e non solo soggettivo non c'è conforto o ascolto che può alleviarlo se non temporaneamente. Si impara a conviverci se proprio si deve per altri motivi ma non lo si elabora mai. La gioia di vivere non torna con le distrazioni, le parole consolatorie o le meditazioni e meno che mai con il tempo. La cicatrice non si rimargina mai, si aspetta soltanto che tutto sia finito e non ci si può vietare di soffrire con la diciamo "minaccia" che i nostri cari non avrebbero voluto vederci così. Forse bisogna solo accettare che esistano delle sofferenze che non sono per forza malattie, ma sono normali alla stregua di una morte tanto "normale" da accettare e come tale morte sono irreversibili. Forse giustamente si può pensare che abbiamo tutto da perdere soffocando la nostra vita sotto il dolore, il punto è che se non si dà più valore alla vita, nel modo "normale" di intenderlo, allora non si ha nulla da perdere in fondo, almeno per ciò che riguarda sè stessi. Qui però entrano in ballo anche altri affetti e allora devi per forza indossare una maschera perchè non puoi decidere di non provare quei sentimenti di tristezza profonda per te stesso, ma puoi decidere di controllarli per quelli che ami. Guarire è impossibile, vivere una tremenda abitudine per l'amore che ci lega ad altre vite ma non più alla nostra.
Grazie a chi mi avrà ascoltato (letto.
| | | |
|
FabioPatrick
 |
 | | Membro |
| Visite: | 78 |
| Discussioni: | 3 |
| Messaggi: | 22 |

|
| Postato il: 22/03/2010 @ 07:39
Non posso che concordare con quanto affermi. Già tempo addietro accesi di simil considerazioni e ne nacque breve scambio con psicologi ed altri. La realtà è quella che tu hai nuovamente espresso.
Non verremo mai compresi da chi non abbia avuto medesima sorte, siamo destinati a rimanere soli e coscienti di quanto è, vittime delle maschere per gli ovvii motivi che hai citato, tentando di dissimulare ai più quanto in realtà ci vive dentro.
Incomprensibili appariremo, cupi, pesanti, "pallosi".
Inutili i tentativi degli altri di spronarci, non appartiene più a noi la serenità, quella che un tempo era anche nostra.
Ne fa le spese chi abbiamo accanto, questa è altra cosa dolorosa: sapere di non essere più in grado di dare serenità a chi da noi la attendeva anche.
|
Fabio,14/03/1965-03/12/1994-Patrick,25/07/1971-06/ 02/2005. Io, non ho più parole.
| |
|
ANGELA
 |
 | | Membro |
| Visite: | 256 |
| Discussioni: | 10 |
| Messaggi: | 43 |

|
| Postato il: 25/03/2010 @ 20:03
Il lutto non si elabora mai.Cambiamo noi,gradatamente cercando di convivere con quel "VUOTO" che ha lasciato la persona cara.Io ho perso mio figlio,l'unico,a 22 anni,però secondo me non conta l'età della persona,o se si hanno altri figli.Il dolore per "quella" perdita è unico.Mi ha aiutato tanto la fede,io credo,e mi sono sentita con la preghiera avvolta da una protezione e custodita con cura.Non sono stata perfetta nel gestire il mio dolore,che ci sarà sempre,come sempre sentirò la mancanza di Lucio,però sto imparando che mio figlio con la memoria sarà sempre con me,ed io faccio di tutto per ricordarlo;parlo di lui con tranquillità,con le mie colleghe,quando loro parlano dei figli,parlo di lui con i familiari e con gli amici,sono passati tra poco 5 anni ( 28 agosto 2005 )però per me,anche se non fisicamente,lo sento ancora vicino,perchè la memoria è per sempre!
|
angela
| |
|
FabioPatrick
 |
 | | Membro |
| Visite: | 78 |
| Discussioni: | 3 |
| Messaggi: | 22 |

|
| Postato il: 26/03/2010 @ 09:49
Io potrei pensare di riuscire a convivere col dolore se una malattia li avesse portati via ma, nei nostri casi, Essi ci sono stati "strappati" per la leggerezza di taluni.
Vorrei anche io riuscire ad imparare a "convivere" ma, mi risulta cosa impossibile.
Non si può pensare che andare in auto, per strada o cosa, sia da paragonarsi a sorta di "roulette russa", come a sperare di far rientro a casa alla sera. Qualcuno ha premuto il grilletto di una pistola carica, coscientemente, e poco importa qual mezzo guidasse...
Questa è la mia rabbia e la non rassegnazione ad un evento "innaturale".
Aggiungo che non vuol essere discussione polemica ma semplice altro punto di vista personalissimo.
Un abbraccio a tutti.
|
Fabio,14/03/1965-03/12/1994-Patrick,25/07/1971-06/ 02/2005. Io, non ho più parole.
| |
|
ANGELA
 |
 | | Membro |
| Visite: | 256 |
| Discussioni: | 10 |
| Messaggi: | 43 |

|
| Postato il: 27/03/2010 @ 11:02
lottare per avere giustizia e cambiare lo stato delle cose,tipo leggi,mettere in sicurezza le strade,ed altro,è una cosa diversa dall'elaborazione del lutto.Noi,io e mio marito non siamo rassegnati a non chiedere giustizia,anzi noi non molleremo mai! Questo non toglie che nel cuore c'è un coltello che scalfisce perpetuamente ogni giorno dentro di noi.Il dolore è lacerante,sarà sempre così,perchè nostro figlio ci manca immensamente,però cerchiamo di prendere in mano la nostra vita per avere un equilibrio.L'alternativa è solo impazzire.Noi vogliamo essere,per quanto possiamo,convivendo col nostro dolore,razionali ed equilibrati per lottare per avere giustizia!
|
angela
| |
|
ElisaP
 |
 | | Membro |
| Visite: | 87 |
| Discussioni: | 2 |
| Messaggi: | 13 |

|
| Postato il: 28/03/2010 @ 00:52
Caro FabioPatrick, io mi sento nello stesso modo in cui ti senti tu, faccio sempre lo stesso pensiero della pistola carica che spara a caso e rimane impunita perché dicono che con una macchina è diverso, non è omicidio! È frutto del caso. Io non riesco ad accettarlo. Non riesco ad accettare la sua assenza, il modo, l'assistere all'incidente. Mi ha segnata per sempre. In un messaggio sul forum chiedevo dov'è la gioia di vivere, ma in realtà dentro mi dicevo, e dico, che non ho più la gioia di vivere. Non l'ho scritto in quel modo per paura di essere compatita. Fingo con tutti. Non esco se non obbligata. Ho sospeso il lavoro per due mesi ma ora sono dovuta rientrare. A volte è un bene essere impegnati, ma la maggior parte delle volte è un peso perché non riesco a fingere tutti i giorni per dieci ore al giorno. Mi sento sola, senza nessuno con cui parlare. Un'amica che sentivo come una sorella mi è stata vicina i primi due mesi, raccogliendo un paio di sfoghi, ma ora non la sento più nonostante le abbia mandato qualche segnale d'aiuto. Nemmeno lo stare con le mie bimbe piccole mi aiuta anzi spesso prevale la rabbia a capricci inutili che il conforto di una mamma, che non riesce più ad essere serena. Non chiederò mai aiuto io per prima perché non voglio la pietà delle persone, ma affetto sincero... e sono sola, ogni giorno di più... e amareggiata per essere stata lasciata sola. Lunedì sono stati sei mesi dall'incidente che si è portato via mio papà, davanti alla sua casa e davanti ai miei occhi. Tutti i giorni sono là. Quando arrivo da mia mamma tutte le sere percorro quegli ultimi metri che l'anno portato via. Con mia mamma non voglio aprirmi per non farla preoccupare, sta come me e non voglio che peggiori. Cerco aiuto nella fede, ma il conforto di sapere mio papà in un'altra dimensione che ha iniziato la vera vita ed è comunque sempre con noi, dura pochi istanti. In un niente sono di nuovo da capo. Domani la messa sarà dedicata a lui. Spero venga ricordato da molti perché era un uomo speciale che dava molto a tutti e prima che a se stesso. Era davvero in gamba ed una presenza fondamentale nelle nostre famiglie. Insieme a mamma si occupava delle 4 nipotine e poi la croce rossa con i servizi con l'ambulanza, l'avis e le varie iniziative in paese. Ora è finito tutto... e nel modo peggiore. Uno strappo non rimarginabile.
|
EP
| |
|
FabioPatrick
 |
 | | Membro |
| Visite: | 78 |
| Discussioni: | 3 |
| Messaggi: | 22 |

|
| Postato il: 28/03/2010 @ 08:51
Fingere, sperare, ricordare, chiudersi, divenire insofferenti, è quanto alla fine la nostra condizione ci offre.
Possiamo credere tutto ciò che speriamo, possiamo tentare di fare, di occuparci/impegnarci ma alla fine, dentro, s'è sempre soli tra mille ricordi e mille perchè.
Pochi potranno comprenderci, forse è giusto così, che dire.
Il mio pensiero va spesso a chi causa di tutto questo è stato e mi interrogo di quale sia la sua vita...
Giorni su, giorni giù, luce ed oscurità, a prescindere che vi sia giornata di sole o meno, è condizione nostra, di tutti qui.
Un caro saluto a tutti.
|
Fabio,14/03/1965-03/12/1994-Patrick,25/07/1971-06/ 02/2005. Io, non ho più parole.
| |
|
|
|
|