Marco Presicce - Nardò - Lecce
Autore Messaggio Discussione postata il 07/11/2007 @ 21:59
Titolo : Marco Presicce - Nardò - Lecce
avvocatocesari
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LE STRADE ASSASSINE, IL DOLORE E LA RABBIA DI UNA MAMMA   
   
   
   
“Ora basta”. Titolava così un giornale locale, qualche mese fa, dopo l’ennesima tragedia della strada. “Ora basta”. Quanto sangue è stato versato da quell’“ora basta” in poi? Tanto ancora, troppo. Come prevedibile. Cinque, dieci altre vittime sacrificali al dio dell’acceleratore? Forse di più. Bisognerebbe trovare quella copia, nell’archivio del giornale, e iniziare la macabra conta dei nomi di chi non c’è più. Sorrisi che l’asfalto ha strappato via per sempre all’affetto di genitori, figli, amici. “Ora basta”. Se due parole potessero salvare il mondo ci affacceremmo al balcone ed urleremmo con tutto il fiato che abbiamo in gola: “Ora basta!” E di colpo, niente più lamiere accartocciate, sirene spiegate che lacerano con lunghi lamenti elettrici le notti d’estate, lenzuoli bianchi macchiati di rosso stesi su corpi che hanno perso il respiro.   

“Marco era nato a Nardò il 20 aprile 1975, amava la vita. Fin da piccolo era stato buono, leale, sensibile, altruista e, crescendo, non era cambiato. Aveva molte passioni, tra cui i cavalli e la pesca subacquea, amava molto la natura e gli animali. Infatti aveva cinque cani che accudiva giornalmente.

E… proprio quel giorno, come tutti gli altri giorni, stava andando da loro, non per una fatalità, ma per un comportamento prevedibile. E quindi prevenibile, purché lo si voglia seriamente. La sua vita in un attimo è stata spezzata e, in quell’attimo, anche la mia vita e quella della mia famiglia è stata spezzata da una crudele e spietata telefonata.

In un istante il cervello sembra scoppiare, il cuore frantumarsi, ho gridato il suo nome con quanto fiato avevo in corpo, volevo correre, andare da lui, ma dove? Volevo svegliarmi, forse era un sogno, un incubo. Tutto era finito. La sua esistenza, la sua fame di vita, i suoi sogni, la sua gioventù.   

Ora il mio Marco non c’è più. L’investitrice ha detto di non averlo visto, come fosse stato un uccellino. Invece Marco era un ragazzo alto, grande. Nel mio cuore c’è tanta rabbia, dolore, odio, perché oltre al danno c’è anche la beffa (lo Stato, ovvero la Giustizia), perché per chi provoca questi incidenti non c’è nessuna vera pena da scontare.

Ancora non si sa se quella donna parlasse col telefonino o se fosse sotto l’effetto dell’alcool o di sostanze stupefacenti, perché non è stata sottoposta a nessun test dai carabinieri. Anzi, è andata via dal luogo dell’incidente e si è messa al sicuro, mentre il mio Marco giaceva a terra privo di vita, senza che io lo potessi stringere per l’ultima volta a me.   

A Marco… grazie… per la tua serenità che hai trasmesso a chi era intorno a te, per i tuoi sorrisi… per esserci stato! Grazie.   

Ciao amore mio, mi manchi. Sarai sempre nel mio cuore, ovunque andremo e chiunque saremo ti vorrò sempre bene. La tua mamma”.

Luciana Cucci ha intitolato questa lettera per il suo Marco, Marco Presicce: “10 Agosto 2007. Ad una stella”. L’ha inviata alla nostra redazione il giorno di San Lorenzo, chiedendo che fosse affidata alle onde di Internet. Come una bottiglia lanciata in mare, ha gettato un messaggio di dolore nell’oceano del web. Perché possa arrivare ovunque, nel mondo, perché possa essere un monito. Marco è scomparso il 30 giugno scorso, nei pressi di Nardò. Nessuno, purtroppo, lo può restituire alla sua mamma, nessun “ora basta” urlato ai quattro venti fra le lacrime potrà lenire il tormento. Però è importante che tutti quanti leggiamo, perché la mamma di Marco è la mamma di tutti noi che siamo a rischio, sempre, su queste strade assassine. Cerchiamo di essere più prudenti.

Ci sono due passaggi importanti, in questo articolo; uno è nostro, l’altro della mamma di Marco. Abbiamo usato entrambi il termine “prevedibile”. Quell’“ora basta” era, probabilmente, soprattutto un invito alla prevenzione. Non sappiamo quante persone hanno chiuso gli occhi per sempre da allora, ma sappiamo che le pene sono state inasprite e che il pattugliamento su strada è raddoppiato, triplicato, quadruplicato. Però, resta questa prevedibilità di altri decessi, che è uno sguardo lungo e inquietante sul futuro. Nessuna pena, per quanto severa, potrà cambiare lo “status quo”, se non si modificheranno innanzitutto gli atteggiamenti. Ma qui è dura, perché agire su comportamenti umani consolidati a volte è un'impresa.

Le strade sono piene di prepotenza. Un amico della polizia stradale mi ha menzionato un paio di aneddoti, a tale proposito. Mi ha raccontato di un’auto che, su una provinciale locale, iniziò a lampeggiare furiosamente alla sua pattuglia, che pure procedeva spedita, chiedendo strada sulla corsia di sorpasso. Ovviamente, i limiti di velocità erano stati ampiamente superati. Bisogna essere svitati per fare una cosa del genere, ergere un’arrogante e vuota stupidità a valore esistenziale.   

E poi, quest’altra ancora, se possibile ancor più paradossale: qualche tempo addietro, mentre era di pattuglia in città, vide una donna al volante con il telefonino. Si avvicinò e, dal finestrino, la invitò ad abbassare il cellulare. La risposta? “Un attimo, agente finisco la telefonata”.

Sembrano barzellette. Già. Specie l’ultima. E scommetto che avete anche sorriso, per un attimo. Bene, ricordiamoci tutti che è proprio per barzellette come questa che tanti, troppi Marco Presicce ora non sorridono più.   


Muore un giovane neritino in seguito ad un incidente con lo scooter            
Scritto dalla   Redazione di Porta di Mare
mercoledì 30 maggio 2007   
NARDO' - Ancora sangue sulle strade. Come ogni anno in questo periodo. Le notizie che giungono sono tragiche perché, putroppo, è morto un trentenne.

Muore sulla strada un giovane neritino: Marco Presicce, 32 anni, aveva acquistato la sua moto nuova da soli cinque giorni. Il nuovo mezzo gli serviva per andare al lavoro e per muoversi in città dopo un incidente subito una settimana fa e durante il quale la sua auto era stata gravemente danneggiata.
Marco Presicce, figlio di un bancario molto conosciuto in città, Vito, sta procedendo lungo la cosiddetta “Strada Tarantina”, quella che si dipana dal “Posto di Blocco” verso il Villaggio Resta. Il suo scooter nero, come dicevamo, era stato acquistato da cinque giorni: il suo fuoristrada, infatti, era stato danneggiato in seguito ad un incidente con una donna, circa una settimana fa a Nardò. Lui procedeva verso il Villaggio Resta, forse diretto al cantiere di rimessaggio delle barche, forse all’azienda di Bellimento dove ci sono i parenti. Il giovane, infatti, aveva lavorato presso la darsena di Santa Caterina ma era anche molto vicino agli zii, Enzo e Giuseppe, che hanno una attività su quella direttrice. Certo è che, all’altezza del distributore di benzina, accade l’irreparabile. Il giovane si scontra con una Opel Frontera, un Suv guidato da una donna di Nardò, che sta girando per entrare nello spazio del distributore.
E’ un momento, la moto sbatte sullo spigolo destro del muso del fuoristrada mentre succede una follia: il manubrio, a causa della botta, viene spinto nel torace del giovane centauro. Ed è la fine: muore sul colpo per blocco cardiocircolatorio. Inutili i soccorsi, inutile tutto. A guardare il luogo dell’incidente c’è da rimanere senza parole: la moto è a solo mezzo metro dalla vettura, segno di bassa velocità e di uno scontro secco. Sul posto carabinieri e vigili urbani, poi l’arrivo straziante degli zii.
Il giovane era stato a lungo fidanzato con una ragazza di Nardò, amava i cavalli e per questa passione aveva militato in una scuola di cavalleria al Nord. Poi aveva deciso di tornare per lavorare nel campo del turismo.